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I ponti sul principale fiume italiano sono vecchi e in diversi casi pericolanti, così le amministrazioni ne hanno limitato il traffico ai veicoli industriali. Che devono inventarsi alternative.

Se continua così, l'Italia dell'autotrasporto sarà divisa in due dal Po, almeno fuori dagli assi autostradali. Dopo gli incidenti mortali dei mesi scorsi causati dal crollo di alcuni viadotti, è scattata un'emergenza su tutti i ponti italiani, scoprendo così che numerosi presentano problemi che ne limitano l'utilizzo ai veicoli pesanti. Il caso più recente riguarda il ponte sulla strada tra Colorno e Casalmaggiore, che dal 7 agosto 2017 è completamente chiuso al traffico dopo alcuni rilievi svolti ad agosto che mostrano lesioni sulle travi. Nessuno può dire quando sarà riaperto, anche perché pare che non ci siano risorse sufficienti per riparare tutti i danni.
Questo ponte è su un'importante via di collegamento tra Lombardia ed Emilia Romagna. Un'alternativa è il ponte Verdi di San Daniele Po, su cui però è consentito il traffico alternato per lavori, con lunghe code che si sono ulteriormente allungate con la chiusura del ponte di Casalmaggiore. Anche l'altro ponte sul Po della zona, tra Viadane e Borretto è soggetto a lavori. In tutti i casi, per passare sul Po ora sono necessari almeno 90 minuti, contro i 15 di prima della chiusura. Un'ipotesi lanciata dalla sindaca di Colorno è istituire un servizio di traghettamento sul fiume.
Secondo un'indagine del Giorno, dei quattro ponti sul Po che collegano la provincia di Cremona con l'Emilia, solo quello dell'autostrada A21 non presenta alcun inconveniente, mentre gli altri tre sono ammalorati: quello di ferro vicino alla provincia di Piacenza è vietato ai mezzi pesanti, quello di San Daniele Po è a senso unico alternato e quello di Casalmaggiore è chiuso.

Articolo a cura di:

Trasporto Europa


 
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