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L’attesa al carico e allo scarico per l’autista equivale a orario di lavoro. Lo afferma una sentenza dello scorso 13 novembre della sezione Lavoro del Tribunale di Milano, a cui si era rivolto un conducente di camion dopo essere stato punito dal suo datore di lavoro con sanzioni disciplinari e il licenziamento, perché ritenuto colpevole di aver utilizzato il tachigrafo in maniera non appropriata.
 
L’azienda contestava all’autista di aver posizionato il tachigrafo in modalità “martelletto”, coincidente alla modalità di lavoro, quando si trovava nell’attesa al carico in ribalta. Secondo l’azienda, in questa situazione l’autista avrebbe dovuto posizionare il tachigrafo sul “quadratino barrato”, indicativo di un momento del lavoratore “a disposizione”.
 
Il Tribunale non ha accettato questa ricostruzione dell’azienda, in quanto ha giudicato l’attesa al carico come orario di lavoro. Ha quindi considerato legittimo l’operato dell’autista, ha disposto il reintegro nel posto di lavoro, riconoscendogli in più un’indennità risarcitoria.
 
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Le ragioni che hanno portato alla sentenza della sezione Lavoro del Tribunale di Milano fanno riferimento anzitutto al Contratto Collettivo.
 
Nella fase di attesa al carico e allo scarico si accompagna un’attività di sorveglianza e quindi il lavoratore «non può disporre liberamente del proprio tempo e deve rimanere sul posto di lavoro». Inoltre, da questo onere di controllo, continua il Tribunale, deriva anche «una responsabilità del conducente in ordine al contenuto del mezzo prefigurando una responsabilità per eventuali smarrimenti e danni».
 
Se effettivamente accade in qualche caso che il conducente si allontani (come testimoniato nel corso del processo da altri autisti), argomenta ancora il giudice, è soltanto dopo aver richiesto l’autorizzazione al Responsabile Ricevimento Merci. Anche perché, in ogni caso, non potrebbe essere altrimenti in quanto non è possibile conoscere a priori «la probabile durata delle operazioni, risultando dalle dichiarazioni dei testi l’estrema variabilità delle stesse».
 
Fonte dell’articolo: uominietrasporti.it


 
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