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La Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione, con la pronuncia n. 11429 del 9 marzo 2017, resa in materia di omicidio e lesioni stradali ex artt. 589bis e 590bis codice penale, ha espressamente statuito che sul conducente del veicolo grava un vero e proprio obbligo di accertare che il passeggero indossi la cintura di sicurezza, onde evitare possibili pregiudizi (lesioni o, in gravi casi, morte) nei confronti della sua persona.

In particolare, la Suprema Corte ha evidenziato come “priva di qualsiasi pregio l'asserzione relativa alla pretesa impossibilità o difficoltà del conducente di constatare, in ragione del buio, il mancato uso della cintura di sicurezza da parte della trasportata omissis, sbalzata fuori dall'auto nel corso dell'incidente, in violazione di un ben preciso obbligo sullo stesso incombente: infatti, è ben noto che «Il conducente di un veicolo è tenuto, in base alle regole della comune diligenza e prudenza, ad esigere che il passeggero indossi la cintura di sicurezza ed, in caso di sua renitenza, anche a rifiutarne il trasporto o ad omettere l'intrapresa della marcia. Ciò a prescindere dall'obbligo e dalla sanzione a carico di chi deve fare uso della detta cintura» (Sez. 4, n. 9311 del 29/01/2003, Sulejmani, Rv. 224320; Sez. 4, n. 9904 del 27/09/1996, Connensoli, Rv. 206266)”.

I giudici di legittimità, pertanto, nell’individuare un preciso obbligo di diligenza e di prudenza nei riguardi del conducente – anche alla luce degli artt. 42 e 43 c.p. nonché dell’art. 145 Codice della Strada – hanno precisato che, nella ipotesi in cui il trasportato non dovesse mettere le cinture di sicurezza, il conducente stesso possa rifiutare il trasporto o, in alternativa, non mettere in moto la vettura sino a quando il trasportato non adotti le misure di sicurezza prescritte dalla legge.
 
Articolo a cura del
CSE Autotrasporto
 


 
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